Ospitalità

I DUE VOLTI DEL MISTERO DI CRISTO

Educate da Agostino a coniugare Eucarestia e servizio della Carità, Lode e umiltà, la sequela agostiniana tiene il passo della storia e impone alla nostra vita monastica un compito apostolico ben preciso: l’evangelizzazione del cuore attraverso il ritorno all’interiorità, all’uomo interiore.

Ciò avviene in maniera concreta pur nella semplicità di forme.

Accolte da Dio, accogliamo l’uomo con le sue necessità e povertà, primo nella nostra preghiera, per divenire attraverso di essa prossimo alle sue situazioni e compagno nelle fatiche del giorno.

Poi teniamo aperta la nostra piccola foresteria all’accoglienza.

Mettiamo cioè a disposizione di chi bussa alla porta del Monastero ambienti e spazi per la preghiera personale e liturgica, per momenti di riposo e condivisione, silenzio e di solitudine.

Chiunque raggiunge l’Eremo può partecipare alla Liturgia della Comunità, seguirne con agio il ritmo di preghiera. E’ questo il nostro modo primario di condivisione del Mistero di Cristo e di evangelizzazione.Per chi lo vuole, sia gruppi che singoli, la Comunità è aperta alla condivisione dei beni propri della dimensione contemplativa della nostra vita con incontri di preghiera, di lectio sulla Parola di Dio, di riflessione sui valori fondanti la vita umana e cristiana.

Col nostro stile semplice che vuole essere in sintonia con il Vangelo, offriamo ospitalità nelle nostre foresterie a coloro che vengono a cercare pace, silenzio, esperienza di vita. Ad esso si accompagna il “ministero della parola”: dialogo interpersonale, meditazione partecipata, scambio di esperienze.

CHE COSA CERCA CHI VIENE QUI

Chi ci raggiunge viene sorpreso e attratto dal fascino di Dio che il luogo ispira e dal desiderio che zampilla dentro di pregare e riflettere con la Comunità monastica. Molti di quelli che vengono anche furtivamente per la prima volta vengono colpiti, quasi

“feriti” dalla bellezza maestosa del silenzio che li avvolge e che sfugge alla parola, ma che li spinge a tornare e, di appuntamento in appuntamento, ne diventano frequentatori assidui.

Quindi direi che il pellegrino, colto di sorpresa da quanto accade dentro di sé, cerca presso le monache luce di comprensione e noi li conduciamo alla preghiera, all’ascolto di se stessi, di Dio che parla appunto nel gran silenzio del cuore, come dice Agostino.

La Liturgia stessa diventa la prima educatrice di ognuno, la prima tappa del cammino.

A chiunque bussa alla porta del Monastero per giorni di preghiera e riflessione, ci affianchiamo con la Parola alla mano per dare punti di riferimento sicuri e duraturi; li conduciamo alla sorgente del Mistero attraverso la preghiera liturgica, spazi di solitudine e di condivisione; li aiutiamo a comprendere il silenzio, a superarne le difficoltà e diventarne frequentatori assidui attraverso l’ascolto e la contemplazione.

Non è facile tacere e far tacere la fantasia, purificare la memoria, ma con l’aiuto del silenzio che in questo luogo impera, la persona è ri-condotta dentro il suo cuore e, con sorpresa, scopre di essere abitata da quella presenza che sente aleggiare nella bellezza della natura e nel richiamo del creato. Abbiamo spesso constatato come anche lo scenario che ci circonda è mezzo evangelizzante e la presenza della Comunità monastica sta come a puntare a quell’Origine che è al principio e ci attende e ci accompagna.

La rivelazione, la scoperta di Gesù Salvatore è facile, è mediata dalla grazia stessa che in tutto sembra ancora passeggiare con l’uomo. Essa ci attende e ci introduce al passo successivo dove la sana potatura è inevitabile, anzi indispensabile perché fiorisca la vita nuova e prenda totalmente e trasformi la persona.